Se la fede lo comanderà lo affermeremo col sangue

Ciò che ha detto di me il compagno d’ogni battaglia, che mi ha preceduto, mi umilierebbe enormemente se non conoscessi il cuore che ha dettato le sue parole… e questo perché sono certo di aver fatto assai poco per voi, in confronto del moltissimo che resta ancora da fare. Operai milanesi… Fratelli!
Dice Mazzini: «Da circa un secolo a questa parte tutto ciò che si è operato per il progresso del Bene contro le oligarchie tiranniche, s’è operato in nome dei diritti dell’Uomo, in nome della libertà come mezzo e del benessere come scopo ultimo della vita». Le condizioni del popolo sono migliorate? Un milione d’uomini che vivono alla giornata hanno forse acquistato quel benessere tanto sospirato?… No. La loro condizione, che è poi la vostra, quella di tutto il popolo italiano che lavora… non è migliorata ma peggiorata. La vostra sorte è divenuta più incerta, più difficile; le crisi che condannano innumerevoli conglomerati di lavoratori alla miseria si sono fatte più frequenti; l’accrescimento annuo della popolazione d’ogni paese d’Europa e la conseguente emigrazione nelle altre parti del mondo, sempre maggiori. E nondimeno le sorgenti della ricchezza sociale e la massa dei beni materiali vanno aumentando di anno in anno.
Perché, allora, le condizioni dei lavoratori non hanno migliorato?… Perché il consumo dei prodotti, invece di andare equamente ripartito fra tutti i membri delle società europee, s’è concentrato e continua a concentrarsi nelle mani di pochi uomini appartenenti ad una nuova aristocrazia?… Perché il nuovo sviluppo dell’industria e del commercio ha creato non il benessere dei più ma il lusso di alcuni?… La risposta è chiara… Gli uomini sono creature d’educazione e non operano che a seconda del principio di quella che ad essi è stata impartita. Chi promosse le rivoluzioni anteriori alla nostra si fondò, esclusivamente, sull’idea dei diritti dell’individuo e quelle rivoluzioni conquistarono la libertà di credenze, di commercio e di ogni cosa per tutti. Ma che potevano importare i diritti riconosciuti, come principio, a chi non aveva, poi, i mezzi per esercitarli?… Che importava la libertà di insegnamento a chi non aveva possibilità ne tempo d’istruirsi?… Che importava la libertà di commercio a chi non aveva nulla da porre in commercio?…
La società si componeva, in tutti quei paesi dove quei principi furono proclamati, di un piccolo numero di individui possessori del terreno, del credito, dei capitali e di vaste moltitudini di uomini possessori delle sole braccia, forzati a darle come arnesi da lavoro a quei primi ed a qualunque condizione… per vivere…
Cos’era, per essi, e cos’è per voi, costretti a combattere con la fame, la libertà, se non un’illusione, una amara ironia?…
Per evitare tutto ciò, sarebbe necessario che gli uomini delle classi agiate acconsentissero a ridurre il prezzo dell’opera loro… a crescere le retribuzioni, a procacciare un’educazione uniforme e gratuita alle moltitudini e rendere gli strumenti di lavoro accessibili a tutti… a costituire un credito per il lavoratore dotato di buone facoltà ed intenzioni… Ma perché dovrebbero fare questo?… Non è il benessere lo scopo supremo della vita?… Non sono i beni materiali desiderabili soprattutto?… Perché diminuirne il godimento a vantaggio altrui? essi dicono… Si arrangi chi può! La società assicura a ciascuno che possa l’esercizio libero dei suoi diritti, fa quanto ad essa è richiesto fare… Se v’è chi, per fatalità di cose e di condizioni, non può esercitarne alcuno, si rassegni e non incolpi persona…
Questo pensiero delle classi privilegiate rispetto a quelle povere, è diventato, poi, il pensiero di ogni individuo rispetto all’altro, anche nelle classi povere medesime… In tal modo è venuto a determinarsi uni vero e proprio stato di guerra, senza speranza che abbia un giorno a cessare. Guerra non di sangue ma di mezzi e di insidie… guerra accanita nella quale i forti schiacciano inesorabilmente i deboli e gli inesperti… Ed in questa continua guerra gli uomini si sono educati all’egoismo e all’avidità dei beni materiali, esclusivamente.
La libertà di educazione ha generato l’anarchia morale e gli uomini senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere, e niente altro, tentano, ognuno la propria via non badando se, camminando su quella, calpestano le teste dei loro fratelli di nome, nemici di fatto. Potrei portarvi mille volumi per dimostrarvi che un popolo che non ama i propri doveri è condannato ad una eterna schiavitù… Ma il principale dovere del popolo sapete, oggi, qual è?…
Quello di combattere.
Sapete cosa vi dico? Avete bisogno di soffrire! Soltanto soffrendo sarete poi capaci di atti eroici! Posso dirlo con orgoglio… Si sono fatti miracoli… Il movimento del 1913 potrà essere odiato dalle classi borghesi e panciafìcaie, ma non cancellato. Bisogna esaltare la concezione volontaristica ed eroica della vita che è il substrato etico della nostra dottrina…

Applausi.

in realtà il Sindacalismo rivoluzionario Italiano non può non essere compreso che come fenomeno di rivolta contro l’avvilimento e la corruzione in cui stanno perdendosi le classi ed i partiti.
La politica del compromesso e della corruzione, muovendo dal basso, sale allo Stato fino a corromperne la funzione ed a sommergerlo. Non c’è problema economico, riguardi esso il lavoro, il commercio, l’agricoltura, l’industria, per la cui soluzione non si attenda l’intervento del mecenatismo statale… E tutti succhiano come meglio possono, a seconda della forza e della resistenza dello stomaco, al seno di questa grossa vacca che rende servigi chiedendo in cambio la tranquillità di chi la governa… così malamente…

Applausi.

Le industrie chiedono di essere protette per vivere e gli industriali per arricchirsi, l’agricoltura e gli agricoltori idem… ed i lavoratori, dal canto loro, non intendono restare esclusi dalla divisione della torta… mano a mano che cresce la loro influenza politica che è in rapporto al numero dei voti di cui dispongono… E tutto ciò avviene per colpa della borghesia…

Applausi.

La borghesia italiana è l’ultima venuta nel campo della produzione; essa non ha tradizioni, non ha metodo, è povera, e tiene a non arrischiare il suo capitale che a colpo sicuro. È infingarda, lazzarona e non vuol faticare…

Applausi e risa.

Non vuol lottare, non vuole fastidi; rinunzia alla gallina di domani per la coccia dell’uovo di oggi, e ai mette in mano allo Stato.
Chi può salvarla da una morte lenta e sicura è la violenza proletaria esercitata su vasta scala e senza misericordia, tale da costringere il capitalismo a pensare ai casi suoi e a difendersi con le proprie forze.
Ma per conseguire lo scopo di trarre la borghesia ad una battaglia diretta ed aperta mancano due condizioni necessarie: uno Stato in grado di non rispondere agli appelli di soccorso della borghesia assalita, ed un proletariato capace di gettarsi allo sbaraglio in una battaglia così imponente.

Applausi.

Ma dal riconoscere che un metodo è efficace, al servirsene, ci corre un bel tratto: ci corre l’essenza dello spirito eroico, il senso religioso del proprio sforzo, la voluttà del sacrificio ed una completa e chiara nozione della propria missione storica…

Applausi, Bene. Bravo.

L’urto non deve spaventarci, perché da questo soltanto la borghesia apprenderà la fierezza di difendersi da sé e ciò che costituisce il necessario allenamento per le lotte più aspre del futuro nel campo della produzione e della socialistizzazione del capitale.
È naturale, perciò, che noi si aiuti la borghesia ad arricchire e la si sproni, magari, coi bastoni di ferro infuocato della violenza applicata sulla sua spina dorsale di rammollita per indurla a compiere con celerità la sua missione.

Risa.

Ed ora, compagni gassisti, veniamo all’argomento che ha motivato il vostro largo concorso a questa grandiosa adunata.
Cruss… Il direttore generale dell’Union du Gas…

Urla, fischi, grida dì «Abbasso l’affamatore! Abbasso lo straniero che viene a farsela da padrone!».

… e lontano…

Voce: «Ci resti! Non torni più!».

ma tutti i piccoli suoi sostituti hanno acquistato la sua durezza di modi, la burbanza, la sgarberia… e credono, in questo scorcio d’anno, di poter eclissare la sua gloria di uomo energico e fermo e di poter contendergli la palma di inflessibile ed intrattabile… Povera piccola gente che non si accorge come i tempi sono mutati… e come i metodi che furono fin qui adottati oggi siano non solo pessimi ma ridicoli addirittura…
Non si lotta impunemente, per anni ed anni, nella maniera più infame e più atroce contro la Giustizia e il Diritto! Un giorno viene in cui la molla troppo compressa scatta e manda al cielo il peso immane che la gravò per tanto tempo.
I gassisti erano una molla d’acciaio inflessibile e puro; il pugno di Gruss, piantato solidamente su dir essa, premendo, l’aveva quasi costretta a rasentare il suolo… e fu allora che i pigmei preposti all’oppressione dei proletari del gas credettero che la molla avesse perduto ogni potere di reazione ed ogni capacità di scatto e si diedero alla più frenetica, pazza esplosione di odii, di rancori e di vendette. Ma siamo tutti in piedi. Tutti! Saturi di santo odio e di spirito di giusta vendetta, protesi in avanti col desiderio immane della rivincita clamorosa, pronti a scagliarci a pugni chiusi sul nemico che fu spietato, per atterrarlo e schiacciarlo.
È ora di finirla con una azienda industriale che tratta i dipendenti con la stessa alterigia e lo stesso disdegno con cui il signorotto feudale trattava i servi della gleba.
A Milano i modi dell’Union du Gas non sono più tollerabili!

Urla di: «È vero! È vero!».

Tutto ciò deve finire!
Non è la prima coalizione che abbiamo dovuto combattere ed abbattere… il moltiplicarsi dei nostri nemici non fa che inorgoglirci e suscitare in noi energie ignorate che centuplicano la nostra potenza di attacco. Più ancora: non fa che polarizzare verso di noi e stringere attorno alla nostra immacolata bandiera tutti i buoni, i forti, i valorosi, tutti coloro che hanno fatto e fanno, della loro vita, una milizia, sempre sull’attenti, con la lancia in resta, pronti a spezzarla per ogni causa santa.

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