Morto Stalin, se ne fa un altro – Recensione

di Cristiano Ruzzi

“Quando un grande Leader muore, tutti vogliono prendere il suo posto” recita la frase tra le scene che compongono il trailer del nuovo film di Armando Iannucci[1], regista scozzese di origini italiane. Parole che rispecchiano perfettamente la trama di “Morto Stalin, se ne fa un altro”, una commedia drammatica incentrata sulla morte del dittatore sovietico e le lotte interne al Comitato centrale del PCUS per individuarne il successore. Un periodo storico abbastanza delicato, la cui rappresentazione non è piaciuta per niente alle autorità russe, che hanno decise di bandire il film da qualunque sala del Paese[2]. Per capire come si è arrivati a questa decisione, bisogna entrare nel merito del film: i protagonisti principali rispecchiano la storia dei manuali scolastici occidentali, ossia quella di uno Stalin all’apice del suo potere (e crudeltà), un Berija (Simon Russell Beale) tanto spietato quanto crudele e un Krusciov (Steve Buscemi) deciso a lasciarsi il regime stalinista alle spalle e a contrastare il capo dell’NKVD per il ruolo di leader dell’URSS. Fin qui nulla di strano, pur capendo le motivazioni che hanno portato alla censura del film in Russia. Ciò che contraddistingue la pellicola sono i tratti caratteriali che emergono nelle varie scene: tutto viene estremizzato al massimo, dai tipici luoghi comuni russi (l’alcool e il freddo siberiano), a quelle del periodo storico fino ai singoli personaggi (che danno il meglio di sé nelle lotte per ingraziarsi le persone giuste, avere il famigerato quorum nel Comitato centrale e poter guidare il futuro dell’Unione Sovietica, creando di fatto una “Bellum omnium contra omnes”). Ed è proprio questo il punto di forza dell’opera di Iannucci, ossia la capacità di mostrare allo spettatore un equilibrio di emozioni che non vada né per il tragico ma neanche per l’eccessiva ironia, anche nelle fasi più cruente del film. Ovviamente, essendo un adattamento cinematografico di un romanzo grafico, non c’è da aspettarsi una ricostruzione approfondita degli eventi che vengono narrati, così come una precisa fedeltà storica. Tuttavia il giudizio sul film resta molto buono: visto nell’ottica del suo genere, la black comedy di Iannucci è un prodotto ben riuscito, capace di non annoiare lo spettatore e di portarlo fino ai titoli di coda, tra un colpo di AK47 e una bottiglia di vodka.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=LhG0JPTj9Ec

[2] http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2018/01/24/news/_morto_stalin_se_ne_fa_un_altro_il_film_fa_infuriare_la_russia_che_lo_bandisce_dalle_sale-187170996/

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