Il Fiume degli spiriti, una nuda e cruda “storia moderna x”.

di Gabriele Gucci

Sullo sfondo è proprio il “mondo moderno”; permea la scena, impregna le immagini continuamente. Lo avverti sempre latente come senso di disagio, come un sibilo flebile che però monta di colpo ed è un montante che non vedi partire e ti colpisce in pieno, investe la scena, il racconto, il protagonista. È totalmente fagocitante. Poi ritorna a farsi sibilo fastidioso, flebile ma presente e continuo.
Già, Giulio, il protagonista.
Lui è anche la vittima sacrificale del suo tempo; non una famiglia d’origine, non una famiglia sua, calato in una “città di tutti, dell’accoglienza” ma che non gli appartiene più, ingrigito dalla solitudine e svuotato da falsi obbiettivi. È forse un po’ il Bandini di John Fante ma con meno sogni nel cassetto; si sente “come tutto il mondo”, per dirla alla Ortega y Gasset, ma è inquieto, senza sbocchi nè strada, ma non è a suo agio come invece “lo è sempre la massa”.
Se i tempi sono vili, lo sono anche i suoi insegnamenti. Lo sconforto che pervade il protagonista è tale che l’unica maniera che vede per “rimettersi in carreggiata” è la fuga, un classico dell’insegnamento moderno. La classica narrazione a tema “viaggio” con annessa “fuga borghese in terre lontane” è dietro l’angolo, è rischiosa e nel testo c’è, ma sterza bruscamente quando è Giulio, l’uomo occidentale, il “farang” a pagare lo scotto di un mondo dettato da altre dinamiche umane; anche questo è un mondo fagocitante, sicuramente può diventarlo per l’inesperto in fuga dalla sua società, del “borghese” in cerca di “spiritualità a buon mercato”, o del turista alla ricerca di un “buon mercato” qualsiasi.

“Il tantrico diviene un Dio, e si scioglie dalla dualità di bene e male, uno che è oltre la legge, anzi, è legge a se stesso”.

Concludo la breve disamina di questa “storia moderna x” con un particolare che non mi aspettavo ma che mi ha colpito positivamente. Il virgolettato appena citato riporta le parole del Maggiore Sand, veterano di guerra dell’esercito americano ora a riposo nel sud est asiatico.
È un uomo di guerra a spiegare ad un civile senza scopo ed in fuga, avvilito da tempi miseri, una maniera di pensare (e di conseguenza di “essere”) che, a quelle latitudini, i tentacoli moderni ancora non hanno completamente abbracciato. L’errore di pensare in termini di bene e male con la mente pedante della morale occidentale è fatale; la maniera timorosa e rattrappita di porsi nei confronti del sesso, ad esempio, è uno di quelle storture tipiche di un tempo vile ed è messa in scena dall’autore continuamente.
È l’uomo di guerra che spiega al “farang” che in questi posti “non si deve avere pietà, in primo luogo di se stessi”.
L’occidente si autoassolve, Giulio si autoassolve.

Uno dei due è ancora (forse) in tempo.

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