Hagakure: il codice segreto dei samurai – recensione

di Andrea Frabotta

“Il codice del Samurai va cercata nella morte. Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilità.”

In questo libro è racchiuso lo spirito guerriero del Giappone feudale, insieme agli insegnamenti e ai precetti della via del Samurai, con l’aggiunta di una buona dose di interrogativi a cominciare proprio dal titolo hagakure che vuol dire “nascosto tra le foglie”: nel corso del tempo si è cercato di dare una spiegazione a questo titolo ma nessuno è mai riuscito a capire con certezza il significato. Possiamo dire che questo libro nasce in un periodo di angoscia del Giappone. Nel Settecento la via del Samurai si stava disperdendo, i grandi samurai di un tempo non esistevano più, i nuovi Samurai pensavano alle cose frivole della vita e si davano ai piaceri del mondo. I vecchi samurai di un tempo forti e risoluti sembravano essere un ricordo, ed è proprio qui che un giovane Samurai che non accettava questa decadenza decide di andare a trovare un vecchio monaco Yamamoto Tsunemoto. Costui non era un monaco qualsiasi bensì un un’ex Samurai della casata di Nabeshima, molto fedele al suo signore tanto che quando lui morì Yamamoto decise di seguirlo nella morte con il seppuku, ma il Signore feudale aveva emanato una legge che vietava questa pratica e così Yamamoto si fece Monaco. E così il giovane Samurai Tsuramoto tashirio lo cercò per farsi insegnare la via del Samurai, e lui scrisse tutto quello che il monaco aveva da dirgli: gli insegnamenti, le regole, il modo di vivere di un Samurai con esempi forniti sottoforma di aforismi, dai quali emerge lo spirito del Bushido.  Yamamoto non voleva che di questi scritti se ne facesse un libro: aveva chiesto più volte al suo discepolo di dare quei testi alle fiamme, ma disubbidì all’ordine conservandoli, per poi in seguito pubblicarli in quello che diventò il codice dei samurai dopo la restaurazione Imperiale Meiji. Durante il Novecento (specialmente nella Seconda Guerra Mondiale) questo libro ebbe una grande pubblicazione e diffusione in tutto il Giappone: furono i precetti dell’hagakure ad indicare la via ai kamikaze giapponesi. Dal secondo dopoguerra l’opera si diffuse in tutto il mondo: oggi possiamo notare le similitudini che ci sono tra la via del Samurai e quelli che erano i grandi eroi dell’Europa antica come i Legionari o i cavalieri intenti a dare battaglia quando la sconfitta era certa o a sacrificare la propria vita per il loro signore, così come le analogie che ci sono tra la filosofia di vita dell’Antico Giappone e dell’antica cultura Europea. Per fare un esempio nell’hagakure si fa chiaramente riferimento a un uomo risoluto forte e dominatore delle sue passioni e della sua anima: in questa descrizione non si può non notare un’analogia nella libertà elaborata da Seneca in funzione della dominazione umana dei suoi lati più infimi, o della libertà concepita nel pensiero di Ernst Junger: “l’antica libertà in veste moderna: la libertà sostanziale, elementare, che si ridesta nei popoli sani ogniqualvolta la tirannide dei partiti o dei conquistatori stranieri opprime il paese”. Tuttavia credo che Yamamoto non sarebbe contento di vedere come l’antica via sia stata messa a disposizione di tutti, perché questo doveva rimanere una conoscenza esclusiva per una determinata élite che sceglieva la via del servizio e del sacrificio. Fatto sta che oggi in tutto il mondo pochissima gente conosce l’hagakure, e questo può essere un vantaggio per chi cerca di creare un élite capace di resistere nelle rovine del mondo moderno. 

Come diceva Yukio Mishima: “È soltanto in questo ordine di tenebre fitte che Hagakure irradia la sua vera luce”.

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