Deutschland 83 – Recensione

di Cristiano Ruzzi

Oltre alla seconda guerra mondiale uno delle ambientazioni storiche più usate nell’ambito cinematografico è la guerra fredda che vide contrapposti il blocco dei paesi occidentali con quelli orientali legati al patto di Varsavia. Di questi sono stati girati, nel corso degli anni, molti film che spaziono dallo spionaggio (si veda la saga di James Bond), ai thriller (Caccia a Ottobre Rosso), fino alle black comedy come Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick. A essi se ne aggiungono altri, più recenti, come Goodbye, Lenin!, incentrato sulle ripercussioni della caduta del Muro di Berlino verso i cittadini della parte orientale (il tutto “mascherato” dal protagonista per non danneggiare le condizioni di salute – aggravate da sette mesi di coma – della madre). Una cinematografia in cui è presente lo stesso schema già visto nei film del secondo conflitto mondiale: i buoni sono sempre gli americani (o i loro alleati occidentali), mentre i cattivi rimangono gli “spietati” sovietici, i “perfidi” cinesi o i tedeschi della Germania dell’Est, spesso ritratti come dei burocrati privi di emozioni. Tuttavia nel corso degli anni sono usciti film che capovolgono la prospettiva, facendoci calare nei panni di chi si trovava dall’altra parte della cortina di ferro: in questa nuova categoria filmica rientra la serie tv Deutschland 83, ideata dai coniugi Winger e trasmessa in prima serata nell’estate del 2015. Come suggerisce il titolo la serie televisiva poggia sugli eventi (realmente accaduti) dell’autunno del 1983, durante le esercitazioni NATO nella Germania occidentale che provocarono una crescente agitazione nelle alte sfere dell’Unione Sovietica. Pertanto i servizi segreti della DDR decidono di inviare tra i ranghi della Bundeswehr una spia, con l’obiettivo di capire cosa si celi dietro a queste manovre militari: la scelta ricade su Martin Rauch, sergente maggiore appartenente alle truppe di frontiera. Da questo incipit iniziano gli eventi della serie tv, in un susseguirsi di doppiogiochismi e la costante preoccupazione, da parte di Martin, di mantenere celata la sua vera identità. Oltre al cambio di prospettiva ciò che colpisce di più è l’atteggiamento mantenuto dal protagonista nell’arco delle varie puntate: preoccupazioni, dubbi, non tanto nei confronti della DDR (verso la quale non viene mai messa in discussione la propria lealtà) ma in rapporto alla sua attività di spionaggio e dei rapporti inviati verso i propri superiori. Ciò si intravede a partire dalla prima puntata, quando Martin entra in un supermercato di Bonn: nessuna curiosità o attrazione verso i prodotti esposti tra gli scaffali, ma soltanto una forte sorpresa (nella quale si cela anche un po’ di paura) nel ritrovarsi in un ambiente totalmente estraneo e diverso da quello in cui egli ha sempre vissuto. Anche quando prevale il buonsenso (come già accaduto a Gerd Wiesler ne Le vite degli altri) esso non conduce Martin a tradire il proprio paese ma a ribellarsi verso chi, all’interno dei servizi segreti della Germania orientale, trova la propria ragione di vita nella minaccia costante di una guerra nucleare cercando di portare la situazione creatasi ad un punto di non ritorno. A condire la trama, che riesce a mescolare drammaticità, azione e una buona dose di colpi di scena vi è la colonna sonora composta dalle canzoni più famose dell’epoca. In Italia gli episodi di Deutschland 83 sono stati trasmessi su Sky Atlantic e, successivamente, in chiaro sui canali Paramount Channel e VH1: una seconda stagione – intitolata Deutschland 86 – dovrebbe essere rilasciata, secondo i produttori, per il 2018.

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