Babylon Berlin – Recensione

di Cristiano Ruzzi

Perché a Berlino tutto dev’essere diverso?
Perché siamo più svegli degli altri, forse.

Dialogo fra il commissario Rath e Charlotte.

Violenza, prostituzione, criminalità, feste sfrenate, estremisti politici e poteri occulti: no, non stiamo parlando di “Romanzo Criminale” o della Roma perbene descritta da Paolo Sorrentino in “La Grande Bellezza”, ma della serie televisiva tedesca “Babylon Berlin”, basata sui libri di Volker Kutscher. Ambientata nella Berlino del 1929 la serie segue le vicende del commissario Gereon Rath, trasferitosi da Colonia a Berlino per indagare su un caso di ricatto che coinvolge il borgomastro della sua città natale. Quello che sembrava un caso facilmente risolvibile in realtà trascinerà il protagonista principale (affiancato dopo qualche puntata dalla sua assistente, Charlotte) in un vortice fatto di droga, corruzione e di cospirazioni politiche che tramano nell’ombra per rovesciare la fragile Repubblica di Weimar. Ciò che colpisce di più di “Babylon Berlin” (rendendo secondaria la trama, in alcuni episodi) è lo scenario in cui si muovono Rath e Charlotte, poiché la Berlino degli anni ruggenti viene rappresentata come una città fortemente cosmopolita, nel quale si muovono al proprio interno categorie sociali differenti le une dall’altre: dai locali notturni in cui si balla il jazz americano e si beve champagne, dagli spettacoli teatrali dell’alta borghesia a quelli dei bassifondi in cui si esibiscono personaggi dalla sessualità fortemente promiscua ed ambigua, fino a giungere alla disoccupazione e la povertà che dilagano nelle strade. Situazioni alla “Sodoma e Gomorra” che non risparmiano nessuno, nemmeno i protagonisti, i quali durante lo sviluppo della trama si trovano ad affrontare scelte contrastanti e di dubbia moralità che vanno al di là della regola standard “fai la cosa giusta”. Sotto molti aspetti “Babylon Berlin” è l’erede de “Il Giardino delle Belve” di Jeffrey Daver e del film “Cabaret” di Bob Fosse, collocandosi dal punto di vista temporale come se fosse un prequel: i nazionalsocialisti sono ancora ben lontani dal prendere il potere (nel corso delle varie puntate Hitler viene citato solo una volta), la minaccia contro le istituzioni di Weimar non si vede fisicamente ma si sente nell’aria, poiché essa proviene da altre fazioni politiche le quali, nonostante le differenze ideologiche, rimbombano il loro malumore verso la democrazia tedesca e il trattato di Versailles (neanche i funzionari di governo sono immuni da ciò). Al momento “Babylon Berlin” conta due stagioni da otto episodi ciascuna, di cui ne sono state confermate una terza ed una quarta dal regista Tom Tykwer. In Italia la serie tv è attualmente in onda sul canale Sky Atlantic, dell’omonima piattaforma televisiva. 

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